Passione, entusiasmo e motivazione

Quand’ero un ragazzino, la mia passione era il calcio. Il FC Locarno, unitamente al FC Lugano, AC Bellinzona e FC Chiasso, militava in Div. Naz. A e quindi mi esaltavo nei numerosi derby cantonali e, ovviamente, anche quando allo Stadio Lido erano presenti le maggiori squadre nazionali. Fra queste ne ricordo parecchie che oggi non esistono più nelle massime categorie come ad esempio il Cantonal, il Grenchen, il Nordstern , ecc...

La mia massima attenzione era sempre attratta dai portieri e, nelle interminabili partite giocate dopo la scuola al Bosco Isolino, rivestivo sempre questo ruolo.
Mia madre che, quando frequentava la “Normale” (fucina di maestri e maestre), era stata assieme ad una collega l’ unica donna presente fra i maschi ai corsi di ginnastica del prof. Pelli, ci incitava allo sport.
Purtroppo, in quel difficile periodo bellico e immediatamente dopo, le possibilità di praticarlo erano scarse. Fu così che venni iscritto alla Società Federale di Ginnastica che aveva le caratteristiche del dopo scuola e una certa serietà organizzativa.

Vi si praticava principalmente la ginnastica artistica che in Svizzera andava per la maggiore. Un vero martirio per me che ero enormemente a disagio su qualsiasi attrezzo, ma gli ordini materni erano quelli e, altri tempi, mi adattavo.
Con lo sviluppo dell’ adolescenza, avvenuto velocemente dato che ero cresciuto in fretta, cominciai ad avere dei problemi. Fui visitato dal primario di medicina della “Caritä” che, di fronte a mia madre, disse:

- Sei arrivato in pochi mesi a più di 1 metro e settanta ma il tuo cuore, che cresce più lentamente, é rimasto indietro. Devi darti da fare per aumentare anche quel muscolo impegnandoti al massimo. Cosa ti piace di più ? Il calcio o la ginnastica ?.-

La risposta era ovvia e dissi senza esitazione:
- Il calcio !.-

Rispose:
- Benissimo. Quindi, d’ ora in poi, ti dedicherai unicamente al pallone ma con il massimo impegno.-

L’avrei baciato e mia madre dovette arrendersi.
Mi iscrissi all’ amato FC Locarno ed iniziai la mia nuova attività nei “Pulcini” , come avevo sognato, seguendo la preparazione fra i pali.

La mia seconda passione era la bicicletta. A 13 anni, appena era possibile, con quella di mio zio facevo il giro delle Terre di Pedemonte sui due lati della Melezza che era di 15 km .Lo ripetevo più volte, oppure andavo in Valle Maggia fino a Cavergno che, con il ritorno, erano più di 60 ma senza troppe salite. Mi recai più volte a Palagnedra, nelle Centovalli, ma quella era una specie di “tappa di montagna” di dura arrampicata e entusiasmante discesa al rientro dove, sullo sterrato, ho avuto modo di “misurare” ad una ad una le innumerevoli curve pagando un oneroso tributo in metri quadrati di pelle !

A 15 anni riuscii a mettere le mani sulla mia prima bici da corsa. Era un autentico rottame antidiluviano ma mi sembrò meravigliosa ! La convivenza con il calcio continuò per alcuni campionati poi lo lasciai per dedicarmi alla mia nuova disciplina. Ero un fanatico. Il mio idolo era Bartali, ma mi piacevano anche Koblet e Kübler mentre detestavo, era inevitabile, il pur forte Fausto Coppi !
Corsi sulle strade del Cantone per 5 anni, sia pure con scarso successo, perché nessuno ti insegnava niente ed io avevo interpretato male un manuale intitolato “Prendi la bicicletta e vai”. Sosteneva che, in gioventù, bisognava spingere rapporti agili e non di potenza e così, stando in gruppo con il rapporto corto a 45km orari, mi imballavo già nei primi 15 e rimanevo indietro.

Arrivoil momento della Visita militare di reclutamento e, su mia cretinissima richiesta, lo “storico” colonnello Martignoni mi immatricolò nei ciclisti .... e la passione finì !
Oggi seguo comunque ancora con grande interesse il ciclismo che mi piace soprattutto perché é uno dei pochi eventi sportivi televisivi interessanti dal punto di vista paesaggistico e culturale dato che si svolge sulle strade e non al chiuso di uno stadio.

Mi chiederete:
- E il Tennis ?.-

Certamente c’ é anche quello, ma vi capitai per caso a seguito di un evento per me e per la mia famiglia traumatizzante. Nel 1951 moriimprovvisamente, dopo un’appendicite all’ età di 44anni , mio padre. Io ero il primogenito di 6 figli e in casa c’erano 50 fr. .
La mia unica sorella frequentava la stessa classe della figlia del migliore tennista del Cantone che era Bob Röhtlisberger già No 4 di Svizzera. Urgevano raccattapalle e la ragazzina, imbeccata da cotanto padre, chiese se non eravamo interessati a questa attività perché si guadagnava 1 fr. all’ora !
Non ci sembrò vero di poter dare una mano alla nostra coraggiosa 41enne madre che lavorava quasi 20 ore al giorno ed ecco perché, i fratelli Mellini, approdarono in massa in questo ambiente che all’epoca era molto esclusivo e snob.

(Per inciso, la figlia a cui dobbiamo tutta la nostra attività racchettare si chiama Fiorella, poi ottima giocatrice di livello cantonale, oggi vedova Panizzolo !)
Nella mia lunga premessa ho citato le tre diverse motivazioni base per dedicarsi allo sport con relativo successo che ho sperimentato personalmente.
Primo fra tutti l’ entusiasmo che provoca anche una sana emulazione come per me fu nel caso del calcio.

Poi la passione, che mi porto alla bicicletta e che mi costò un sacco di sacrifici e di rinunce perché é uno sport durissimo.
Infine, la motivazione della necessità, che ha fatto grande elementi di ben altra portata della nostra come ad esempio Ivan Lendl o Martina Navratilova. Per loro, il Tennis, era l’ unico modo per uscire dal “Paradiso comunista” così come lo é stata la Boxe per molti americani di colore, che grazie al Ring, sono riusciti ad abbandonare il bronx ed a emergere in società.
Tutto questo é ancora attuale ?

Senz’ altro si, secondo me, perché senza entusiasmo, passione e motivazione non si va distante in nessuna attività. Forse va detto che oggi i giovani, beati loro, hanno tutto e dalle nostre parti non esiste più la fame che invece c’è ancora per esempio in Africa. Ecco perché, in quel continente, continuano a fiorire talenti calcistici, mentre nelle Federazioni milionarie a noi vicine, per esempio per non fare nomi in Italia dove i talenti ci sono, le motivazioni sono soltanto economiche. Soddisfatte quelle, vanno a farsi benedire l’impegno e perfino l’ amore per la bandiera, vedi ultimi mondiali di calcio.
Un esempio per tutti noi é senz’altro Roger Federer, ragazzo intriso di passione, entusiasmo, motivazioni, ecc. che è riuscito ad imporsi ai vertici mondiali perché, a tutto questo, é in grado di aggiungere una grande serietà morale e, naturalmente, un grande talento senza il quale non puoi primeggiare più di tanto.

Roger ha ancora tutte le motivazioni intatte ma, ha dalla sua, anche una ferrea volontà e una innata modestia che l’ hanno fatto grande anche come persona al punto di farci diventare tutti fieri di lui.
Il fatto di non avere recentemente partecipato all’ incontro di Davis contro il Kazakistan é un motivo di merito in più perché ha anteposto i suoi doveri famigliari a tutto il resto.

La Svizzera non ha perso perché lui non ha voluto giocare ma perché i suoi colleghi valgono poco ! Non si può biasimare una persona che tanto lustro ha dato alla Nazione solo perché, fra un incontro abbordabile anche senza di lui, gli avversari essendo il No 37 e 134 dell’ ATP, e una settimana con la moglie e le due piccolissime figlie, ha scelto per una volta quest’ ultime.

Tacciarlo di tradimento come fatto da certa stampa e semplicemente indecoroso.
Federer rimane un esempio per tutti, sportivi e non, di qualsiasi età.
Ce n’ é uno solo al mondo, di imbecilli invece ce ne sono tanti anche in Svizzera !