Dalle "ballette" alle Pirelli. La storia delle palline da tennis italiane

Lo scorso 28 ottobre presso la Basilica Palatina Santa Barbara di Mantova è stato presentato con il patrocinio del locale Touring Club Italiano il nuovo quaderno della Associazione Collezionisti Tennis il cui titolo è: Dalle ‘balette’ … alle Pirelli. La storia delle palline da tennis italiane.

Le tre balette di Mantova (Basilica di Santa Barbara)

Sovvengono subito due domande. Perché la presentazione del libro in una Basilica e cosa centrano le ‘balette’ con le palle da tennis?

Forse non tutti sanno che il nostro Paese è l’unico al mondo a possedere le mitiche ‘balette’ del XVI secolo che venivano utilizzate per l’italianissimo gioco della ‘Rachetta’ o ‘Pallacorda’, praticato anche nella vicina Francia con il nome di jeu de paume.

Queste palle indispensabili per il gioco sono tra l’altro ben descritte dall’abate Antonio Scaino da Salò nel suo trattato ‘bibbia’ sui Giochi della Palla del 1555 ed anche ben raffigurate qualche anno dopo nelle incisioni all’acquaforte dall’ artista bolognese Giuseppe Maria Mitelli.

Queste ‘balette’, antenate delle attuali palline da tennis, hanno un diametro che varia tra i quattro e i sei centimetri, sono in pelle o cuoio, imbottite di lana ma anche di peli animali e di capelli femminili e cucite con filo dello stesso materiale.

In Italia ne esistono ben diciotto: tre ad Urbino, di cui due al Palazzo Ducale ed una di proprietà di un collezionista privato; sei a Mantova, tre al Palazzo Te e tre alla Basilica Palatina di Santa Barbara; nove a Jesi al Palazzo Pianetti attuale sede della Pinacoteca Civica.

Ecco pertanto svelata la risposta alla domanda sul perché la presentazione del libro proprio in una Chiesa.

Nel 2006 in seguito ai lavori di restauro della Basilica di Mantova sono infatti emerse, murate in una nicchia, le tre ‘balette’ assieme ad un nocciolo di pesca, probabilmente anch’esso utilizzato a suo tempo per qualche gioco. Tra l’altro le ‘balette’ di Santa Barbara sono tra tutte le più ben conservate ed una in particolare presenta gradevoli decorazioni floreali. Direi quindi senza dubbio alcuno il posto più appropriato per la presentazione del libro.

La seconda parte del libro parla delle palline del tennis moderno, gioco brevettato dal maggiore Wingfield nel febbraio 1874. Le palline presenti nella sua cassa di legno, che conteneva l’intero set per il gioco, erano di provenienza tedesca e tale resteranno per svariati anni. La prima ditta a produrle è stata la Gummiwaaren Fabriken Harburg-Wien più conosciuta qualche anno dopo con il nome di Standard Harburg-Wien.

In Italia sul finire dell’ottocento i tennisti giocano con palle importate dalla Germania (Continental) e Regno Unito (Slazenger e Dunlop) mentre la prima fabbrica che si lancia a produrle, anche se con una produzione modestissima, è la Pirelli di Milano che dal luglio 1899 presenta le sue palle ricoperte in flanella bianca o rossa.

Leggendo il libro si potranno scoprire alcune notizie interessanti e poco conosciute come la prima fabbrica del Sud Italia che si cimenta in questa produzione, oppure l’invenzione delle palle ‘rigenerate’ resasi necessaria per sopperire alla penuria di palle durante i difficili anni della seconda guerra mondiale. Inoltre non mancano altre curiosità come quelle legate per lo più a ditte lombarde (Gim e Ursus Gomma) e piemontesi (Gabri) con i loro difficili tentativi volti ad ostacolare nel nostro Paese la sempre più forte escalation della Pirelli.

Il libro è inoltre arricchito da una incantevole ’ lode alla pallina’ abilmente scritta dal talentuoso giovane Alessandro Marinaro e da una originale composizione della copertina eseguita dalla bravissima artista di Sulmona, Mariagrazia Quaranta più conosciuta con lo pseudonimo di Gio.

Gallery

Copertina libro

Pagina 66

Pagina 103

Pagina 112