La pallacorda a Civitanova Marche

Nel 2012 il prof. Alvise Manni, presidente del Centro Studi Civitanovesi ritrovò nella British Library di Londra un’antica mappa di Civitanova Alta del 1613. Da quella carta vide che a Civitanova Alta c’erano due spazi dedicati al gioco della pallacorda, l’antenato dell’attuale tennis. Uno era all’aperto lungo il corso Annibal Caro l’altro, un’antica palestra in via Nazario Sauro, dove ha sede oggi la galleria d’arte Centofiorini.

Il sig. Salvatore Sodano è un collezionista e storiografo del tennis di Ancona. Da accordi tra i due è nata la mostra “Arte e pallacorda. Civitas Nova tra Cartine Duchi e Racchette”, curata da Salvatore Sodano e Alvise Manni e tenutasi dal 17 al 24 aprile 2016 presso la Galleria Centofiorini di Civitanova Alta.

La mostra ha racchiuso arte, storia e sport, con documenti e materiali d’epoca e ha fatto conoscere quanto siano lontane le origini dei giochi sferistici, purtroppo è restata aperta una sola settimana.

Mentre l’esposizione è passata come una meteora, la pregevole collezione resta. Andiamo a vedere di cosa si tratta.

Com’è nata l’idea della collezione?

“L’idea di collezionare racchette mi venne molti anni fa, quando durante il rovistare nei mercatini di mezza Europa mi ritrovavo a portar via alcuni telai di particolare bellezza. Mi ricordavano il tennis praticato da bambino. Poi verso la fine degli anni ’90, “tirati i remi in barca” (sono un Sottufficiale di Marina) mi ritrovai con le mie vecchie racchette, ormai obsolete, in un circolo tennis ubicato vicino al luogo di lavoro. Qui conobbi il mio maestro di tennis, Mogos, un eritreo italianizzato, classe 1931, che mi fece appassionare ancor più al tennis (fu grande giocatore di tennis e maestro dei Vip in vacanza sul litorale di Sabaudia). Trovai sempre più interessanti le sue storie sul tennis che fu, ma anche quelle di altri vecchi soci di quel circolo capitolino. Ho conosciuto persone di grande elevazione culturale, ognuna tramandandomi racconti talvolta anche non pertinenti al tennis, quali Renato Venditti, Gino Santercole e tanti altri ancora. Fui talmente preso dai loro racconti che nella primavera del 2005 improvvisai una mostra presso il nostro circolo tennis.

Come si è evoluta?

“Fu un successo di visite e di consensi: Vennero alcuni personaggi del tennis federale che mai mi sarei aspettato, gli stessi trovando interessante ciò che avevo fatto mi consigliarono di continuare. Quindi, iniziai a incrementare la collezione, questa volta viaggiando di proposito per l’Europa, in cerca di telai che avessero una storia da tirar fuori dal marchio e dal modello, che sia stato costruito in legno, metallo o altro. Così, iniziai anche a confrontarmi con altri collezionisti sparsi nel mondo”.

Dove ha esposto?

“Sull’onda della notorietà della prima esposizione, fui chiamato a esporre una mostra di racchette nel prestigioso circolo tennis di Napoli. L’occasione fu l’addio al tennis della campionessa Rita Grande. Seguirono convivi e altri eventi a sfondo sportivo. Quindi arrivarono anche le prime interviste e apparizioni televisive. Senza dubbio, l’impresa più grande è stata la partecipazione al museo del centenario della FIT al foro italico nel 2010. Nello stesso anno realizzai anche una mostra all’interno della chiesa sconsacrata del Settecento di San Francesco a Castelfidardo”.

Quali apprezzamenti e gratificazioni ha ricevuto?

“Tantissime sono state le gratificazioni, come una targa da parte del ITF Rotarian, per aver fatto una mostra a Salerno all’interno del Terzo mondiale ITFR; socio onorario del circolo tennis Tortoreto e poi quello di Castiglion Fiorentino. Oltre a partecipare in programmi Rai in diretta televisiva e a trasmissioni sportive quale ospite del programma”.

In quali categorie si possono dividere gli oggetti della sua collezione?

“Gli oggetti si collocano tra il modernariato e oggetti di puro interesse storico che dovrebbero stare in un museo. Tra i cimeli vi sono anche lasciti di ex tennisti ed ex campioni che hanno voluto donarmi i loro trofei e racchette”.

È stato impegnativo e laborioso mettere insieme il tutto?

“I ritrovamenti degli oggetti sono capitati quasi tutti in modo fortuito. Ma il materiale più importante di certo è dato dai documenti cartacei, senza i quali non avrei mai potuto documentarmi e darne diffusione.

Ci dica qualcosa sulla sua mostra a Civitanova Marche.

“Per ciò che ha riguardato la mostra, s’è illustrato l’invenzione del gioco della palla da parte del popolo Olmeco, partendo dalla scoperta della gomma intorno al 1500 a. C. Poi s’è narrato della conoscenza che avevano i cinesi e i giapponesi sin dal 3000 a. C. che praticavano un gioco simile al badminton (volano) utilizzando già all’epoca una sfera piumata a similitudine del moderno volano, gli egizi, i greci, i romani che praticavano l’arpastum. Per l’appunto, con una slide s’è mostrata la testimonianza storica dell’antico gioco attraverso il mosaico di Piazza Armerina.

Parallelamente ai “Due Mondi”, i giochi sferistici iniziarono a diffondersi tra i popoli precolombiani (Maya, Aztechi) fino agli Inca, con diverse discipline, su tutte la Peteca 1500 d. C. circa, mentre nel vecchio continente iniziò a diffondersi il gioco della racchetta e del pallone al bracciale (alto Medioevo).

La mia teoria in merito è che dopo la scoperta delle Americhe la pratica dei giochi sferistici in Europa venne influenzata da quella già diffusa dai popoli della Mesoamerica precolombiana”. Il resto è storia più o meno conosciuta.

Dopo il XIII secolo e durante il periodo rinascimentale ogni città imperiale e ducale ha avuto la sua palestra della pallacorda, in Europa vi sono ancora tantissime testimonianze. Alcuni Frati e Abbati ci hanno lasciato addirittura almanacchi sui giochi sferistici e traccia di come venivano realizzati gli attrezzi; nobili, re e imperatori che riportano descrizioni chiare di maestri racchettieri pagati per insegnare il gioco ai propri familiari o intrattenendo ospiti a corte con spettacoli dati da partite alla pallacorda.

In particolare, nella mostra è stato esposto materiale risalente al XVIII secolo, racchette costruite secondo i canoni dettati a quell’epoca, fino a mostrare racchette di fine Ottocento delle più famose fabbriche mondiali, pioniere nella costruzione di racchette tennis, oltre che attrezzi antichi per la pratica dei giochi sferistici quali: Peteca, Pelota Basca, Jeu de Paume, Tamburello, Pallone al bracciale, Badminton, Tennis tavolo, Paddle, Squash, fino al neonato Beach tennis.

Di tutti questi sport appena descritti ho portato in mostra oggetti antichi e moderni, dando così possibilità ai visitatori di ammirarne la differenza e l’evoluzione subita nei secoli, coadiuvato soprattutto dalle immagini diffuse attraverso i monitor, frutto di una lunga ricerca, che hanno mostrato per lo più affreschi e quadri antichi dove si ritraggono scene con giochi sferistici di certa datazione”.

1915-1924 Macerata Sferisterio

Pallone Olmeco