Jack Bruce, Tennis e Videoclip

Quante volte è capitato di vedere nei videoclip musicali scene di tennis? Un successo dei tempi nostri è sicuramente quello di Martin Solveig che gioca a tennis a Roland Garros contro Bob Sinclar. Durante lo stravagante duello commentato da Nelson Montfort, intervengono delle vere e proprie stars del tennis internazionale, da Novak Djokovic e Gael Monfils. Non meno noto è quello di Dolcenera che, da ottima giocatrice quale è stata, si è preso gioco del tennis nel suo “Sogno di liberta”. Tutto però ebbe inizio con i Cream, tra i primi (se non proprio i primi) a proporre un videoclip con scene di tennis. Purtroppo, una triste notizia ci coglie in questi giorni: se n'è andato a miglior vita lo storico bassista dei Cream, ovvero Jack Bruce. Le sue precarie condizioni fisiche non hanno retto oltre il 25 ottobre, e appunto, un paio di giorni fa, si è spento.

I Cream sono stati una band hard rock molto importante storicamente parlando, capitanati da quello che poi diventerà uno dei più grandi chitarristi mondiali, cioè Eric Clapton, propose e variarono un nuovo tipo di blues, che sarà così innovativo da influire molto nella musica futura, sicché artisti del calibro Jimi Hendrix, Queen, Black Sabbath e Van Halen, saranno fortemente influenzati dalla musica del terzetto britannico (che era completata dal batterista Ginger Baker).

Sebbene questa band abbia suonato insieme solo tre anni (dal 1966 al 1968), ebbero risultati straordinari, producendo la bellezza di tre album e vendendo addirittura quindici milioni di copie (qualcosa all'epoca di davvero impensabile), e venendo anche inclusi, dalla rivista “Rolling Stone”, tra i 100 migliori artisti di sempre, per la precisione al 67° posto, questo nella classifica stilata nel 2003 dalla suddetta rivista.

Ciò che pero non sanno tutti gli appassionati di tennis, soprattutto i più giovani, è la parentela che i Cream ebbero col tennis. Infatti, nel maggio del 1968, essi pubblicarono un singolo dall'emblematico titolo: “Anyone for tennis”, che era appunto il lato A del singolo - mentre troviamo come seconda canzone, nel lato B, “Pressed Rat and Warthog” - e si classificò 40° nella classifica musicale inglese, è curioso il fatto che girarono anche un video clip su questa canzone.

Ma tralasciando per un momento l'aspetto musicale, di cui abbiamo abbondantemente parlato, ciò ci deve far riflettere sull'influenza che ha avuto il tennis sulla società degli anni '60, in special modo quella inglese.

Sicuramente ci sono stati diversi fattori: primo su tutti la centralità mediatica e la maestosità della tradizione che ha Wimbledon – anche oggi tra l'altro – sulla cultura inglese, e che riesce, nonostante sia solo uno sport, ad essere un evento mondano; il secondo fattore è sicuramente la qualità del gioco – soprattutto il serve & volley – presente a metà anni '60 nel gioco del tennis.

Furono quelli gli anni dell'egemonia tennista del mancino Rod Laver, anche detto “Rocket” (razzo), il più grande giocatore della scuola australiana. Ma a parte questo genio unico del tennis – uno dei pochi assieme a McEnroe, Sempras e Federer, per gioco mostrato e vittorie ottenute -, questo periodo ebbe altri grandissimi giocatori sempre della scuola tennistica australiana: i grandissimi atleti di serve & volley puro, come Neale Fraser e Roy Emerson (non a caso l'idolo tennistico di un certo John McEnroe), ma anche Tony Roche (allenatore di tre giocatori da nulla come Ivan Lendl e Roger Federer e Patrick Rafter, nonché doppista quasi imbattibile con John Newcombe, con il quale vinse 12 titoli del Grande Slam), Ken Rosewall, il vero primo grande giocatore da fondocampo, nato in mezzo a una generazione di giocatori di rete, e per finire, il precedentemente citato John Newcombe, che sarà l'ultimo degli australiani vittoriosi negli anni '60 a ritirarsi, dando filo da torcere, tra il 1974 e il 1975, al nuovo astro nascente del tennis mondiale Jimmy Connors.

Da qui in poi – ovvero all'inizio degli anni '70 - cesserà il dominio australiano e comincerà quello statunitense che avrà rappresentanti straordinari come Arthur Ashe e Stan Smith, ma questa è un'altra storia e oggi non ci interessa. Ci interessa più che altro questo: capire cioè che il tennis non è mai stato uno sport chiuso su se stesso, ma ha inciso profondamente sull'immaginario collettivo della gente, e questa canzone ne è una testimonianza, sia sociale ma anche sportiva, facendoci capire che proprio in questo decennio ci fu lo sviluppo di questo sport, nell'atletismo e nella notorietà mediatica, e in fondo fa piacere, a noi appassionati di tennis, sapere che il nostro sport non è poi uno sport così incompreso. Giannaccini-Sodano